LOCATION
La Discoteca Mazoom Le Plaisir è situata a San Martino della Battaglia fraz. di Desenzano del Garda.
Il locale è posizionato a 500 metri dall’ uscita autostradale di Sirmione.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Desenzano del Garda.
Il servizo taxi di Desenzano del Garda è disponibile dalle 5:30 del mattino e si conclude alle 24:00, il costo inerente al tragitto Stazione-Mazoom è di circa 15-20 EURO, ( il prezzo varia in relazione al numero delle persone da trasportare ) . Per contattare il servizio taxi +39 030 91 41 527
Consigliamo di alloggiare presso:
Hotel “ Le quattro coppe “, sito a 70 metri dalla discoteca, offre nei suoi servizi un ristorante ed un ampio parcheggio.
Per informazioni +39 333 36 59 040
Consigliamo di cenare o pranzare presso:
Agriturismo "Ortaglia" (a 300 mt dal locale) in prossimità della Torre di San Martino -
Tel. +39 030 99 10 184;
Ristorante "La Torre" (a circa 400mt dal locale) di fronte alla Torre di San Martino -
Tel. +39 030 91 08 261;
Per contattare l’ufficio turistico di Desenzano:
+39 030 91 41 510
DESENZANO E DINTORNI
MAZOOM DA OLTRE 20 ANNI A SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA
Mazoom Le Plaisir località San Martino Della Battaglia Desenzano del Garda Bs.
A testimonianza dell’ affetto che noi del Mazoom Le Plaisir nutriamo per la comunità di San Martino della Battaglia, vi invitiamo a leggere quanto segue.
A otto km da Desenzano del Garda e a 110 metri sul livello del mare, nell’anfiteatro morenico benacense, si trova San Martino della Battaglia: una cittadina posta in una località ridente, deliziosa e serena che sembra quasi impossibile credere che fu teatro di una sanguinosa battaglia durante la seconda guerra di indipendenza.
Tre erano le aspirazioni del Risorgimento: indipendenza, unità e libertà, rappresentate da tre grandi uomini: Cavour, Garibaldi e Mazzini.
Cavour mirava a legare culturalmente e politicamente il nord Europa e l’Italia attraverso un aiuto militare dall’esterno in modo da escludere i pericoli di qualsiasi insurrezione popolare.
Garibaldi ambiva unificare l’Italia in nome di Vittorio Emanuele II.
Mazzini faceva del nazionalismo una religione secondo la quale la pace nel mondo si sarebbe realizzata nel momento in cui ciascuna nazione avesse vissuto pacificamente all’interno dei suoi naturali confini etnici.
Questa era la realtà dell’epoca e per il raggiungimento di quei fini serviva l’amor di patria, serviva l’orgoglio di essere italiani, serviva la fierezza di combattere per giusti ideali e quando l’uomo rifiuta di sottomettersi alla tirannia e si ribella, è il momento che nella storia vengono scritte le pagine più eroiche e dolenti.

Sulle alture di San Martino nel corso della seconda guerra di indipendenza migliaia e migliaia di giovani, arruolati nelle truppe piemontesi comandate dal Re Vittorio Emanuele II, il 24 giugno 1859 sconfissero gli austriaci mentre più a sud, a Solferino, si combatteva la battaglia tra francesi e il resto dell'esercito austriaco che aveva la meglio.
Su quelle stesse alture, dal 1893, a testimonianza di tante vite sacrificate svetta una torre alta 74 metri, detta La Spia D’Italia, dedicata a Vittorio Emanuele Re d’Italia, la cui visita, oggi, a cento e poco più anni di distanza dà una emozione che sembra portarci indietro nel tempo e par di sentire il fragore della battaglia che si svolse in quella località chiamata "Il Roccolo" e che fu testimone di aspri combattimenti.
La battaglia non era prevista per quel giorno e l’unica cosa che separava tutti quei giovani dalla morte, impersonata dal nemico, era la paura, l’angoscia che assale nell’attesa di un combattimento o nella sorpresa di un conflitto inaspettato.
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Gli eserciti asburgici sconfitti in Lombardia, si erano momentaneamente ritirati dietro il fiume Mincio per ricostituirsi, protetti da Peschiera e da Mantova. Iniziato il movimento franco-piemontese, all’alba del 24 giugno, i piemontesi, al primo urto con il nemico, credendo di trovarsi di fronte a semplici reparti di retroguardia, iniziarono a combatterlo: gli austriaci contrattaccarono con successo. Poi, sopraggiunti rinforzi ai piemontesi, questi riuscirono gradualmente, verso la metà del pomeriggio a prevalere sui nemici; poco prima del tramonto, infine, Vittorio Emanuele decise di coordinare gli sforzi per un decisivo attacco finale, che, nonostante gravissime perdite, riuscì felicemente; alle ore 20 le alture di San Martino. erano sgombre e due ore dopo il Generale Fanti stabiliva il quartiere generale a Pozzolengo.
Quei giovani combatterono uomo contro uomo, corpo contro corpo, non chiedevano nulla per il sacrificio che si apprestavano a compiere, costretti a lottare e a morire per quei valori intensamente legati all’amore di patria.
Pagarono duramente il loro eroismo, il campo di battaglia era ricoperto di sangue, di feriti, di agonizzanti, di morti, tanti morti.
Tuonavano i cannoni alle 8 di mattina, quando iniziò il combattimento, tra le brigate austriache e i bersaglieri incaricati di proteggere la ritirata della colonna Cadorna e ad alterni attacchi e contrattacchi i fragori della guerra durarono l’intera giornata: caricare i fucili,… sparare; caricare i cannoni,… sparare;.soccorrere i feriti,… avanzare; cadere nella polvere,… rialzarsi; aver paura di morire e morire.
Giovani vite, schierate in prima linea, pronte a mostrare con fierezza il petto al nemico, il fucile in braccio, avanzavano, cadevano, uno dietro l’altro, nell’ultimo slancio di patriottismo che annulla il senso della vita, in nome di quei valori profondamente radicati nella coscienza nazionale.
Erano le ore 19 quando per azione dell’undicesimo fanteria, del terzo battaglione della XVIII fanteria e dei reparti della quinta fanteria venivano occupate le colline di San Martino ponendo fine ai combattimenti.
Per le gravi perdite subite sia dalle truppe italiane sia dalle truppe austriache furono conferite numerose medaglie e ricompense al valore.
Ma che cosa rimane oggi di tutto quel patriottismo?
Con grande amarezza: una torre! Un simbolo quasi ignorato, neanche più tanto visitato, un luogo mistico di grande emozione che sembra appartenere ad un passato molto più lontano di quello che è. Come un grido nel buio profondo, come quello di tutti quei giovani nello spasimo della morte, lontano, … che nessuno sente più.
La torre di San Martino della Battaglia è un monumento visitabile in tutta la sua altezza tramite una rampa interna circolare che sale di piano in piano mostrando alle pareti affreschi di celebri battaglie: al primo piano il pittore Veronese De Stefani immortala la vittoriosa battaglia di Goito del 30 maggio 1848 quando al grido : "a me le guardie per l’onore di casa Savoia" il Duca Vittorio Emanuele incita la carica dei granatieri di Sardegna; in quell’occasione il Duca rimarrà ferito.
Nel successivo piano un affresco del pittore Bressanin evidenzia il combattimento del 27 giugno 1849 a Venezia , al forte Sant’Antonio, dove trovò la morte il colonnello Cesare Rosaroll dell’esercito napoletano.
La guerra di Crimea è l’argomento del terzo affresco; è il 16 agosto del 1856 e l’esercito piemontese al comando del generale Alfonso La Marmora vince la battaglia contro i Russi sulle sponde del fiume Cernaia. La mano è quella del pittore Di Stefani.
Il quarto affresco è dedicato dal pittore Raffaele Pontremoli all’ultimo vittorioso assalto al colle di San Martino avvenuto il 24 giugno 1859, dopo un temporale e nel quadro, in primo piano sono ritratti il re Vittorio Emanuele II, il generale Mollard e il maggiore Thaon de Revel.
Nel quinto affresco: il pittore Vizzotto ritrae la campagna garibaldina dei mille del 19 settembre 1860 nei pressi di Capua dove vi fu un combattimento tra garibaldini e truppe del re di Napoli Francesco II di Borbone.
L’episodio del 24 giugno 1866 della terza guerra di indipendenza e relativo alla battaglia di Custoza è dipinto dal pittore Pontremoli nel penultimo affresco e compare il principe Umberto di Savoia che presso Villafranca, dopo aver formato un quadrato del quarto battaglione del quarantanovesimo fanteria resiste alla carica della cavalleria austriaca.
Nel settimo e ultimo affresco il pittore Vizzotto ritrae la campagna per la presa di Roma del 20 settembre 1870 quando fu dato l’assalto alle mura di Roma da parte delle truppe del regio esercito italiano al comando del generale Raffaele Cadorna.
Viene dipinto l’episodio della morte del maggiore Pagliari presso la Porta Pia dove viene aperta la famosa breccia che, dando Roma all’Italia, coronerà l'opera del Risorgimento italiano.